Il Canto Liturgico in Europa
Nel IV secolo, con il progressivo e sempre più ampio diffondersi del cristianesimo in tutto l’Impero Romano, avvennero importanti trasformazioni culturali, sociali e religiose che cambiarono profondamente il volto della società dell’epoca. Questi cambiamenti influenzarono non solo la vita spirituale delle persone, ma anche le strutture politiche e le pratiche quotidiane in modo duraturo e significativo. Col diffondersi del cristianesimo come religione ufficiale, si svilupparono nelle varie regioni alcuni riti con proprie tradizioni di canto liturgico. La lingua liturgica fu dapprima il greco, dal IV secolo iniziò ad essere il latino. Di seguito i canti del proprium Missae, ovvero le parti della messa della Chiesa Cattolica, il cui testo varia a seconda del periodo dell’anno liturgico.
L’introitus e praelegendum sono canti corali con uno o più versetti di Salmi. L’ingressa è senza versetti né dossologia. Graduale, Psalmellus, Psalmus e Responsorium, come l’alleluia e le laudes, sono canti responsoriali, dove il versetto è cantato da un solista e il ritornello corale è la “risposta”. Il testo della”risposta” per l’alleluia e per le laudes è solo la parola “alleluia”. Il clamor è un’aggiunta al Salmo in alcune festività, mentre i “treni” sostituiscono il Salmo nella settimana di Pasqua. Durante la Quaresima, l’alleluia viene sostituita da canti solistici: il tractus e il cantus. Ante e post evangelico sono semplici antifone. Offertorium, offerendo e sacrificio iniziano con un ritornello corale, seguito da uno o più versetti cantati da un solista.
Di seguito l’ordinario Missae, ovvero i canti della celebrazione eucaristica romana che rimangono costanti, indipendentemente dal giorno liturgico.
Questi erano tutti canti o acclamazioni corali. Il Credo fu adottato dai Carolingi nel VIII secolo, ma no fu cantato a Roma fino XI secolo.
Il rito romano è la più importante delle liturgie centroitlaliane formatesi fra il IV e il VII secolo. Per quanto concerne il canto liturgico, l’evento più importante del VII secolo fu la creazione della schola cantorum che venne formata intorno al 650, la quale sistemò e razionalizzò la forma definitiva della liturgia romana. La schola cantorum si preoccupò di organizzare le componenti testuali del canto liturgico e di aggiungere nuovi testi e canti al repertorio, nell’intento di costruire un repertorio uniformemente organizzato per tutte le principali festività dell’anno liturgico. Il repertorio salì verso nord e venne trasmesso ai Franchi dal 754, quando Pipino il Breve, e più tardi Carlo Magno, imposero il rito latino nei propri territori. Ad Aquisgrana e in altre località furono create delle schola cantorum, e la più importante fu quella fondata a Metz, e fu probabilmente qui che le melodie gregoriane assunsero la loro forma definitiva, quali appaiono nei primi manoscritti accompagnati dalla notazione musicale.
La nascita della notazione musicale, nel periodo compresofra il IX e il X secolo, e la sua applicazione al corpus dei canti liturgici, contribuirono anch’esse a fissare il repertorio del canto gregoriano a e ad agevolarne la diffusione in tutto l’Occidente. Il canto gregoriano è rimasto fino ad oggi la principale tradizione europea di canto liturgico lingua latina.
Il canto liturgico anglosassone, diffuso in Britannia dopo la missione di Sant’Agostino nel 596, rappresentava probabilmente una fusione tra le tradizioni romane e quelle dell’Italia meridionale che Agostino aveva portato con sé. Nel corso del X secolo, in Inghilterra venne introdotta la liturgia romana, accompagnata dall’adozione del canto gregoriano.
Il canto liturgico gallicano diffuso nel territorio che divenne il centro del regno franco e nelle due regioni della Borgogna e dell’Aquitania, subì interamente l’imposizione carolingia del rito romano-gregoriano nel VIII e IX secolo, cioè prima dell’avvento della notazione musicale.
Il rito liturgico ispanico o mozarabico e la sua musica furono codificati nel VII secolo. Le indicazioni liturgiche corrispondenti a quelle contenute nei successivi libri di canto ecclesiastico fanno già la loro comparsa negli scritti di Isidoro di Siviglia (636). Il quarto Concilio di Toledo (633) decretò l’adozione di un unico ordinamento di preghiere e canti per tutta la Pagina e la Gallia. Al Concilio seguì un periodo di intensa attività liturgica sotto la guida, in successione di tre vescovi di Toledo, dal 657 al 690, tutti molto interessati alla musica. Nel 1073, papa Gregorio VII costrinse la Chiesa spagnola ad adottare il canto gregoriano. La liturgia milanese o ambrosiano è sopravvissuta interamente, e la sua musica ci è stata tramandata dalle fonti milanesi in neumi. La musica ha influenze bizantine, gallicane e romane. La denominazione del rito ambrosiano può essere stata una risposta locale milanese, rispetto al gregoriano diffuso dai Carolingi.
La sequenza, un’espansione o (sostituzione) melodica dello iubilus alleluiatico che veniva cantato quando la risposta era ripetuta dopo il versetto, appartiene forse ad una pratica gallicana sull’alleluia del gregoriano. Quasi contemporaneamente alle sequenze senza testo , cominciarono ad apparire versioni con un testo sillabico, che includevano branimolto più lunghi.
Un altro sviluppo del canto liturgico oltre alle sequenze furono i tropi, a quanto pare comparsi contemporaneamente alle prime. I più antichi repertori contengono due tipi di tropi. Il primo tipo è costituito da estensioni melodiche di alcune frasi dei canti per la messa (Introito, Offertorio e Comunione) o da estensioni delle frasi del Gloria in excelsis. Il secondo tipo è costituito da alcune aggiunte (sia di testo che di musica) ai canti della Messa e a quelli dell’ordinarium, ad eccezione del Credo. Come la sequenza, i tropi ebbero un grandissimo sviluppo nel X e XI secolo, ma caddero in disuso nella metà del XII secolo. Come i repertori delle sequenze, anche quelle dei tropi sono di carattere locale o regionale.